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Il Formaggiu i capra (formaggio di capra) viene ancora prodotto con tecniche tradizionali. Il latte coagula in un tino di legno a 34-35°C con caglio in pasta di capretto e/o agnello in circa 45'. La cagliata viene fatta spurgare con le mani dopo essere stata posta in canestri di giunco "fascedde" che lasciano sulla superficie una particolare modellatura. All'atto dell'incanestratura può essere aggiunto pepe nero in grani o fiocchi di peperoncino, viene quindi scottata per circa 4 ore con scotta calda, posta su un tavoliere di legno ad asciugare; Denominazioni ricorrenti derivanti da diversi stadi di salatura/stagionatura: Tuma fresca senza alcuna salatura. Primosale indica un formaggio fresco di 8-10 giorni circa che ha subito la salatura a secco esterna. Secondosale indica un formaggio semi-stagionato di 2-3 mesi circa che ha subito la salatura a secco Stagionato indica un formaggio, salato con le stesse modalità, la cui maturazione supera i 3-4 mesi. La Malvasia della Lipari D.O.C., di cui esistono tre tipologie, una da pasto e due da fine pasto, è annoverata tra i più antichi e pregiati vini di Sicilia. Probabilmente introdotta dai Greci, come scrive Diodoro Siculo nel I secolo a.C., questo vino nasce nelle isole Eolie in cui la viticoltura vanta origini ben più remote. Molto curiosa è invece l'origine del termine "malvasia" nelle Lipari. Un'antica leggenda cristiana, risalente all'epoca della dominazione musulmana, racconta di un povero contadino del posto, intento a portare un'anfora di vino moscato. Questi, incontrato lungo la strada il tirannico governatore arabo dell'isola che pretendeva di vedere cosa avesse sotto il mantello, rispose che portava solo succo di malva e, pregando il Signore affinché trasformasse il vino in malva, lo invocò così: "malva sia". La preghiera fu ascoltata e un'espressione di disgusto segnò il volto del tiranno mentre beveva il contenuto dell'anfora. Nell'opera “La vita errante” il grande romanziere francese Guy de Maupassant così descrive il vino Malvasia delle Lipari: "Sembra sciroppo di zolfo. È proprio il vino dei vulcani, denso, zuccherato, dorato e con un tale sapore di zolfo che vi rimane al palato fino a sera: il vino del diavolo". Come si consuma La Malvasia delle Lipari è un vino da meditazione che può essere degustato anche assieme a formaggi erborinati, a dolci tipici siciliani come la cassata e i cannoli, e alla pasticceria secca. Va servito in piccoli calici che permettono la concentrazione dei profumi e degli aromi a una temperatura di 16 -18°C. Come si conserva Per conservare correttamente la Malvasia delle Lipari Doc è sufficiente tenere il vino al buio, a una temperatura costante fra 10 e 15°C e, per impedire che il tappo si asciughi, l'umidità deve aggirarsi intorno al 70-75%. Le bottiglie vanno conservate in posizione orizzontale su scaffalature di legno. Come si produce Il metodo di produzione del Malvasia delle Lipari Doc nella versione da pasto segue il processo di vinificazione in bianco, con fermentazione del solo mosto, privo cioè delle parti solide. A differenza di una normale vinificazione in bianco viene però aggiunto un quantitativo variabile di zucchero al fine di garantire una maggiore dolcezza al prodotto finale. La metodologia produttiva della variante Passito prevede una vinificazione delle uve appassite, in tutto o in parte o sulla pianta (vendemmia tardiva) o dopo la raccolta (anche all'aria o in locali idonei). Per la produzione di tutte le tipologie di vini passiti è, comunque, necessario diraspare le uve, perché i raspi si presentano secchi e quindi in grado di assorbire quantità sensibili di alcol e conferire cattivi sapori, quindi procedere a una pigiatura soffice. Alla fase dell'ammostatura segue la fermentazione, che si blocca naturalmente al raggiungimento di un'alta gradazione alcolica. Il vino così ottenuto viene quindi stabilizzato (il Passito Dolce Naturale subisce anche un affinamento obbligatorio di nove mesi) e viene successivamente imbottigliato. Analogamente al vino passito, anche per la preparazione della tipologia Liquoroso è necessaria la diraspatura delle uve raccolte sia in epoca vendemmiale normale che leggermente ritardata (uve stramature); in alcuni casi si procede anche a un parziale appassimento delle uve in locali idonei. Le uve vengono quindi pigiate sofficemente, e il mosto così ottenuto viene sottoposto a parziale fermentazione alcolica, stabilizzato e quindi mutizzato con aggiunta di alcol di origine viticola e/o acquavite di vino. Al termine di un affinamento di sei mesi, il prodotto è pronto per essere imbottigliato. Pomodorini “a pennula”. Della famiglia dei pomodori a ciliegia, tipici di molte regioni del sud Italia, i pomodorini delle Eolie hanno una forma caratteristica, che li differenzia dai fratelli dell'isola madre: sono appena allungati, il che ha fatto guadagnare loro il nome di pomodorini a pennula. Grazie al microclima delle isole, temperato e caldo, con un'escursione termica tra le più basse d'Italia, ventoso e abbastanza umido, i pomodorini acquistano un gusto particolarmente dolce. Raccolti in estate vengono conservati, per essere utilizzati anche d'inverno, appesi in larghe ruote di vimini. Capperi e cucunci.
La pianta del cappero, in genere, cresce spontanea sulla lava delle isole minori siciliane. A Salina però questi delicati ortaggi vengono coltivati. I capperi non sono il frutto della pianta ma i boccioli non ancora dischiusi dei suoi fiori. Raccolti a mano, conservati sotto sale, prima di essere utilizzati vanno immersi nell'acqua per un po' di tempo in modo da far perdere loro l'eccesso di sale e recuperare profumo e gusto. A Salina si coltivano due qualità di capperi, nocellaro e nocella, che non si ammorbidiscono troppo dopo la salatura che va fatta rigorosamente con sale marino. Ottimi anche i frutti della pianta di cappero, i cosidetti cucunci, che hanno la forma di piccoli cetrioli e sono molto buoni sott'aceto. Alle Eolie sono spesso serviti come antipasto. Fine Pagina: PRODOTTI TIPICI |
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